preavviso e licenziamento

Quando è dovuto il preavviso nel caso di licenziamento?

Nel caso in cui stai per licenziare un tuo dipendente uno dei vari aspetti da tenere in considerare è sicuramente il periodo di preavviso, ossia quel lasso di tempo intercorrente tra la comunicazione del licenziamento e l’ultimo giorno di lavoro in azienda, ossia periodo “cuscinetto” che fornisce al lavoratore la possibilità di continuare a percepire la retribuzione ed al contempo cercare una nuova occupazione.

Ma come si calcola il preavviso?

La durata minima del periodo di preavviso è stabilita dal contratto collettivo applicato in azienda, e varia a seconda del livello di inquadramento e dell’anzianità di servizio del dipendente licenziato.

Il preavviso decorre dal momento in cui la comunicazione del licenziamento giunge al dipendente, pertanto il consiglio che mi sento di darti è, ove possibile, di consegnare al lavoratore una raccomandata a mano e farla firmare per ricevuta, in modo da avere subito una data certa di decorrenza dei termini.

Diversamente si può optare per una classica raccomandata con ricevuta di ritorno.

È bene sottolineare che alcuni contratti collettivi disciplinano i termini in cui il preavviso può avere inizio e pertanto è opportuno verificare se il contratto applicato in azienda ne faccia menzione.

Esempio CCNL Commercio

Il contratto collettivo del COMMERCIO stabilisce che i termini di decorrenza del preavviso abbiano inizio dal 1° o dal 16° giorno di ciascun mese.

Questo significa che se la comunicazione di licenziamento viene  effettuata in data successiva al giorno 1 o al giorno 16 del mese, i termini del preavviso saranno differiti alla prima data utile, esempio licenziamento comunicato il giorno 7 di luglio, decorrenza del preavviso dal 16 (di luglio).

Indennità sostitutiva del preavviso

L’azienda può decidere anche  di esonerare il dipendente dall’effettuare la prestazione lavorativa durante il periodo del preavviso. In questo caso dovrà però corrispondere al lavoratore una indennità sostitutiva, ossia una somma corrispondente alla retribuzione che gli sarebbe spettata se avesse lavorato durante tale periodo. Spesso le aziende decidono di optare per questa soluzione, per non correre il rischio di vedere allungarsi il periodo di preavviso a causa di particolari eventi che potrebbero verificarsi in quest’arco temporale. 

Preavviso in caso di malattia

La malattia del dipendente interrompe i termini  del preavviso, e  pertanto se  durante questo periodo il lavoratore  si mette in malattia il rapporto di lavoro non potrà cessare prima che il lavoratore non  rientri in azienda.

Il preavviso non è dovuto nel caso di:

Licenziamento per giusta causa;

Licenziamento durante o al termine del periodo di prova;

Risoluzione consensuale del rapporto;

Ricordo inoltre che il preavviso si applica solo ai rapporti a tempo indeterminato, essendo esclusi quelli a  termine in quanto per tale tipologia di contratti il recesso anticipato è possibile esclusivamente in presenza di giusta causa, e quindi come precedentemente descritto ipotesi in cui non è previsto il preavviso.

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