Conciliare conviene!

Il  tuo dipendente ha impugnato il licenziamento che gli avevi intimato?

Pensavi di averlo messo alla porta ma invece eccolo che spunta dalla finestra?

Probabilmente  sei molto arrabbiato, è diventata una questione di orgoglio, sei convito di avere ragione,   e vuoi dimostrarlo andando fino in fondo, ossia sei disposto ad  arrivare  sino innanzi al  giudice per dimostrare che avevi ragione e che  il licenziamento era assolutamente legittimo, anche a costo di spendere un occhio della fronte!

Beh calmati un attimo, fai un respiro profondo e soprattutto ricordarti che sei un imprenditore ed in quanto tale devi ragionare in termini di opportunità, questo vuol dire che se una certa soluzione può farti risparmiare dei soldi metti da parte l’orgoglio e percorrila senza pensarci due volte.

Quale può essere l’alternativa?

Una valida alternativa a quella di arroccarsi sulle proprie posizioni, molte volte dettate solo da una questione di orgoglio  e da una spinta emotiva ad assecondare quella vocina interna che ti dice adesso gli faccio vedere chi sono io, gliela farò pagare, gli farò vedere chi aveva ragione”è quella di proporre al tuo dipendente quella che si definisce  offerta di conciliazione.

Infatti per i lavoratori assunti da 7 marzo 2015 in poi, con contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, è prevista la possibilità da parte del datore di lavoro di offrire al lavoratore  una somma esente da tassazione e da contribuzione volta a risolvere in via stragiudiziale, ossia evitando di andare innanzi al Giudice, la controversia di lavoro.

L’accettazione dell’offerta di conciliazione e della somma pattuita produce  la cessazione definitiva del rapporto di lavoro alla data di licenziamento e una rinuncia definitiva  all’impugnazione,  anche qualora il lavoratore l’abbia già proposta.

Il vantaggio per te  è quello di chiudere definitivamente ed in tempi certi la controversia, senza rischiare che il lavoratore in fase di contenzioso  possa avanzare altre pretese che facciano  lievitare le somme richieste, e senza parlare delle spese  legali che dovrai sostenere.

Ma perché invece  il lavoratore dovrebbe accettare la tua offerta, e non decidere a sua volta di fartela pagare in quanto secondo lui è stato  messo ingiustamente alla porta?

Perché conviene anche a lui ovviamente! Il suo vantaggio è quello di ricevere una somma netta, ossia senza che da questa vengano decurtate  tasse e contributi, a mezzo di assegno circolare ( la legge prevede esclusivamente questa forma di pagamento in sede di conciliazione art. 6 dlgs 23/20015) e nel momento stesso della firma dell’accordo. Come si direbbe in gergo “pochi, maledetti e subito”!

Per le aziende sopra i  15 dipendenti la somma offerta al lavoratore dovrà essere pari ad una mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento  per ogni anno di servizio in misura comunque non inferiore a tre e non superiore a 27, mentre per le aziende fino a 15 dipendenti un’indennità pari a mezza mensilità per ogni anno di servizio col limite minimo pari a una mensilità e mezza e come limite massimo 6 mensilità.

La conciliazione deve avvenire in una delle sedi previste dalla normativa,  come ad esempio,  a titolo esemplificativo ma non esaustivo, in sede sindacale, presso una commissione provinciale di conciliazione, o in  ordini provinciali dei consulenti del lavoro.

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